lunedì 15 febbraio 2016

Dopo 10 anni dal primo studio ho ripreso in mano GTD di David Allen: è il momento di ristudiarlo e adattarlo alla situazione attuale. Gestire il tempo oggi è per me molto diverso dal gestire il tempo di 10 anni fa.
Mi imbatto in una frase di Peter Drucker, nei prossimi giorni vorrei lavorarci sopra ...

"Nel knowledge Work il compito non è dato, va determinato.
"Che risultato si vuole ottenere con questo lavoro ?" è la domanda fondamentale per rendere efficienti i Knowledge Workers.

E' una domanda che richiede decisioni rischiose.

Di solito non c'è una risposta giusta: ci sono solo scelte, e i risultati vanno chiaramente definiti se si vuole essere produttivi".

2 Responses so far.

  1. Ciao Luigi,
    il GTD di David Allen è stato fondamentale per me ed è sempre utile "tornare sulle basi".
    Ti segnalo anche il libro "DEEP WORK" di Cal Newport http://amzn.to/1nIRXaX

    Il libro è a mio avviso "IL" per i knowledge worker che vogliono creare Valore mediante il loro lavoro.

    Io l'ho letteralmente divorato. Già mi ero reso conto che avevo l'abitudine che, ogniqualvolta mi trovassi davanti ad un compito sgradevole o difficile ed incontrassi una difficoltà, automaticamente la mia mente cercava di scappare dal problema cercando una distrazione. Il più delle volte voleva dire tirare fuori il cellulare e controllare la posta o FB Emoticon frown
    E non credo di essere l'unico ad essere caduto in questa trappola Emoticon wink
    Ciò di cui non ero ancora consapevole, è il DANNO che questa abitudine prolungata ha sul mio cervello (perchè è come un muscolo che diventa sempre più forte a ripetere questo schema), sulla mia capacità di concentrazione e di creare risultati di valore.
    Il bello di questo libro è che Cal non solo ti fornisce degli strumenti mediante i quali capire quali strumenti utilizzare oppure no (come per esempio se possedere degli accounti sui social media), ma anche le strategie pratiche per riuscire a fare lavoro completamente focalizzato ed indisturbato (appunto "deep work") nonostante una famiglia, un capo e un lavoro che richiede continuamente la tua attenzione.
    Cal Newport è uno che "razzola BENE": non ha mai avuto un account su Facebook e sul suo seguitissimo blog sulla pagina dei contatti scrive in modo trasparente che, appunto per creare articoli e libri di valore, ha fatto di tutto per rendersi quasi inaccessibile (e quindi minimizzare le proprie distrazioni). Risultato sulla pagina dei contatti NON c'è un form per contattarlo, ma solo un'email con la postilla che lui risponderà soltanto alle opportunità che "sono in linea con i suoi interessi e con la sua agenda".

    Ho molto ancora molto da imparare...

    ciao
    Alexander

  2. Ciao Alexander,
    inutile dire che il tuo commento fa venire un "appetito" sfrenato nello studiare il libro.
    Ho l'impressione che l'autore ci fornisca un esempio "estremo", magari non copiabile per le nostre tipologie di lavoro. Il fatto di essere "estremo" funziona però da "lente di ingrandimento" e ci mette in mostra situazioni e concetti che nella nostra realtà di tutti giorni diventano difficili da vedere.
    Insomma ... non da leggere ma da studiare e "declinare" sulla propria realtà.

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