domenica 27 gennaio 2008

La scorsa settimana, durante una giornata di lezione presso la Z***, si è aperta una discussione interessante.
Si discuteva di Knowledge Management e dell'importanza della condivisione delle conoscenze da un punto di vista di ottimizzazione del tempo. Giustamente però, è stato sollevato il problema del potere associato al sapere. Come disse Francesco Bacone:" Sapere è Potere".
Ognuno di noi pensi alla sua esperienza lavorativa (o privata): sicuramente riuscirà ad identificare qualcuno tra le sue conoscenze che è restio a cedere informazioni, perchè è convinto che siano le fondamenta del suo potere. Atteggiamento corretto o sbagliato ? Come al solito la risposta è difficile e probabilmente sta nel giusto equilibrio.
Fatto sta che se vogliamo dare un'occhiata dall'alto a cosa sta succedendo nel mondo potremmo dire che l'equilibrio si stia spostando dalla chiusura alla condivisione.
L'economia dell'ultimo metà secolo è stata incentrata nell'atteggiamento della chiusura: era opinione diffusa che le imprese competono tenendosi ben strette le risorse più ambite e gli strumenti "brevetti", "copyright", e "marchi di fabbrica" lo certificano appieno.
Agli strumenti sopra elencati iniziano a comparire delle etichette opposte, chiamate "CreativeCommons", "Open Source", "mp3" .....
Che sta succedendo ? Stiamo forse tornando alla cultura del XVII secolo quando quel grande movimento chiamato "illuminismo" vedeva ingegneri, meccanici, chimici, fisici e filosofi riunirsi in circoli che avevano come obiettivo principale l'accesso alle conoscenze ?
O forse possiamo pensare alla Rete come la biblioteca di Alessandria, che all'epoca del suo splendore raccogliesse (si dice) quasi mezzo milione di libri tra letteratura, opere teatrali, trattati matematici e scientifici. L'idea era interessante: condividere la summa della conoscenza umana per promuovere il progresso di scienza, arti, economia (ricordo che stavo per l'appunto parlando di Knowledge Management).
Qualcuno parla di "socialismo" e di "comunismo". Io faccio fatica a vedere queste correnti di pensiero nella IBM che con l'apertura verso il mondo Open Source (Linux ed Apache) iniziata nel 1999, ha stimato oggi di risparmiare circa 900 milioni di dollari l'anno rispetto alle spese che avrebbe dovuto sostenere per sviluppare un sistema operativo proprietario e curarne la manutenzione.
Qualche altro esempio ? La Procter & Gamble ha aumentato la produttività del proprio R&S del 60 %, raddoppiato il tasso di successo delle proprie innovazioni immesse sul mercato e fatto crollare il costo dell'innovazione grazie all'iniziativa connect and develop, un marketplace dove l'azienda pubblica i propri problemi di sviluppo in cerca di "cervelli" esterni e dove vende le proprie invenzioni inutilizzate.
Brian Behlendorf è il "papà" di Apache (un software Open Source che alimenta il 70% di tutti i siti web al mondo); potremmo chiederci se non ci avesse guadagnato di più se lo avesse venduto. Non dimentichiamico però che lo stesso Behlendorf è il fondatore di CollabNet, azienda di successo che detiene nel suo portafoglio clienti in buona parte della Fortune 100. Quanto di questo successo è dato dalla visibilità che si è acquisito con il progetto Apache ?
Tutti conosciamo Skype: ai nostri occhi un software gratuito per comunicare gratis. E' stato acquistato da Skype per 2,6 miliardi di dollari.

Sia che parliamo di aziende, sia che parliamo di noi stessi probabilmente possiamo ascoltare Joel Cawley di IBM quando dice:"condividere non riduce le opportunità di creare valore, anzi le aumenta. Si tratta semplicemente di cambiare il proprio modo di vedere la creazione di valore".

2 Responses so far.

  1. Bellissimo post: come non essere d'accordo con Joel Cawley e con te quando non ci vedi nulla di comunismo in questo ...

  2. flavio says:

    Due sono i punti fondamentali su cui riflettere:
    1 - serve equilibrio (in generale per tutto), ma le leggi della fisica ci dicono che andiamo verso l'aumento del disordine, quindi, perdita progressiva di equilibrio (anche dal punto di vista sociale)
    2 - servono criteri di valutazione innovativi (mi ricollego al precedente post sul nomadismo), non è rimanendo legati alle ideologie passate che si possono valutare le potenzialità di sistemi innovativi.

    Concludendo; prima di condividere le informazioni si devono condividere i metri di giudizio e questo lo si può fare solo con persone aventi lo stesso grado di equilibrio, il che ci porta comunque a fare delle scelte.

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