domenica 20 aprile 2008



Ho lasciato passare una notte ed ho riflettuto nuovamente sull'esperienza del BarCamp di ieri. Principalmente un'esperienza positiva, e il Post di ieri lo testimonia, penso però che sia corretto analizzare anche alcuni lati negativi o meglio delle domande che mi sono posto dopo aver lasciato maturare l'esperienza.

Alcune riflessioni da "avvocato del diavolo" rispetto ai punti n° 1 e 5 elencati nel post di ieri:

1) L'autoselezione ha funzionato bene, anche troppo e la mancanza di persone che abbiano dato un altro punto di vista, un altro "paradigma" (come lo chiamerebbe Covey) si è sentita: le discussioni erano troppo ovvie, mancava una controparte e questa mancanza (secondo me, parere del tutto personale) ha dato un tono di "fuori dalla realtà".


5) il rischio di questa "libertà" di agenda è di voler discutere di un argomento e ritrovarsi alla fine che si è parlato di tutt'altro (e solitamente è uno dei più grossi pericoli ed errori delle riunioni aziendali). Certo se questo è voluto, no problem, ma se non lo fosse si è persa un'occasione.


Infine una cosa che mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Ad un certo punto la discussione ha preso un tono strano: sembrava che l'argomento fosse "cosa possiamo fare per salvare il mondo e far capire a tutti che devono diventare dei tecnologi ?" .... una specie di setta religiosa che deve per forza far convertire le masse ad un credo nuovo. Si è cercato di capire di chi è la colpa .. la scuola, lo stato, i giovani, l'ignoranza ....

Non sono d'accordo ... Sopra ho citato i "paradigmi" di Covey, e qui li riprendo. Covey definisce i "paradigmi" come dei modelli, delle teorie, dei modi di percepire, in senso generale "il modo in cui noi vediamo il mondo" nei termini di percepire, comprendere, interpretare. Abbiamo dei paradigmi di come le cose sono e di come le cose dovrebbero essere; i nostri pensieri e le nostre azioni derivano proprio dal modo in cui noi vediamo le cose, dai nostri paradigmi. Ora, per quanto chiaramente e obiettivamente noi crediamo di vedere le cose, ci sono altre persone che vedono le stesse cose in modo diverso, perchè hanno altri paradigmi. Quanto più siamo consapevoli dei nostri paradigmi, del modo in cui siamo influenzati dalla nostra esperienza, tanto più possiamo assumerci la responsabilità di questi paradigmi, esaminarli, testarli nella realtà, prestare ascolto ad altre persone ed essere aperti alle loro percezioni, ottenendo un quadro più ampio e una visione molto più obiettiva. Questo si collega molto con il punto 1: si è sentita la mancanza di altri paradigmi.


p.s. A propostio di Covey (citato sopra), bello vedere che anche lui entra nel mondo web 2.0 con la sua community con tanto di "BETA" in prima vista.

6 Responses so far.

  1. Natascia says:

    Ciao Luigi, anche a me ha fatto molto piacere conoscerti.
    Davvero molto.
    Ho letto con molto interesse i tuoi spunti e sono d'accordo con te. Non a caso è sempre bello ascoltare le impressioni di chi ci entra per la prima volta ed allo stesso tempo sappi che anche per me e molti altri che li frequentano da un po' l'impressione è sempre nuova ed interessante. La cosa che ci portiamo sempre a casa è costituita dalle persone. Per esempio noi ci siamo conosciuti ed abbiamo parlato di tutto in modo aperto. Concordo sul fatto che probabilmente serva un animatore che tiene le fila del discorso, potremmo anche sperimentarlo perchè no?. In azienda è un tema difficile da affrontare più o meno come quando si parla di corporate blogging dove la dimensione 'personale' è difficilmente distinguibile e difendibile da quella 'aziendale'. Io credo che si può sempre migliorare, ottimo che ognuno di noi dia il suo contributo e soprattutto che si continui a parlare.
    ps. se vuoi che organizziamo qualcosa sulla formazione lo sai che qui la porta è sempre aperta con grande entusiasmo.
    Un abbraccio alle tue bimbe.
    natascia

  2. il problema di coinvolgere gente esterna al mondo internet, è forse il problema più grosso, non solo dei Barcamp, ma della rete stessa.
    Quello che a me piace però è il pensare che la soluzione del problema non è demandata a terzi, ognuno nel suo piccolo ha realmente la possibilità di fare qualcosa per migliorare la situazione.
    E ogni volta che vedo in un Barcamp anche solo una persona che è li per la prima volta e cerca di capire cosa succede, sono felice perchè abbiamo fatto un passo avanti.

  3. Ciao Roberto,
    condivido la tua opinione, anche se non mi faccio una ragione il voler a tutti costi coinvolgere "gli altri". Chi vuole essere coinvolto è il benvenuto. Per spiegarmi riporto una frase estratta dal libro "I Nuovi Nomadi" di Arianna Dagnino:

    La missione che coinvolge, nolenti o volenti, i nuovi nomadi e gli abitanti delle enclave non nasce, come d'altronde si stenterebbe a credere, da mero spirito solidaristico; tutt'al più si può parlare di solidarismo calcolato. Per quanto molti di loro possano essere spinti anche da profonde motivazioni etiche, l'analisi di fondo ha motivi molto più pragmatici. Nessuno può negare l'evidenza dei fatti. Oggi come oggi, le tensioni e le disuguaglianze sociali hanno raggiunto livelli preoccupanti. Il sistema capitalistico non solo è divenuto sempre più complesso e aggressivo ma ha acquisito insopportabili tendenze di stampo darwinista: sopravvivono solo i più dotati (il che, oggi come oggi, significa i più preparati culturalmente e tecnologicamente); gli altri si arrangino. Le vittime della Terza rivoluzione industriale, cioè i milioni di lavoratori licenziati e rimpiazzati da macchine e computer, premono alle porte di un mercato che li ha esclusi per sempre dai processi produttivi;mentre i nuovi settori di produzione emergenti non riescono ad assorbire la manodopera eccedente. Il divario tra i sempre più ricchi e i sempre più poveri continua ad aumentare; al contempo, si assiste a una ripresa su larga scala di forme di lavoro servile.

    Il libro è liberamente scaricabile a questo link: www.dromemagazine.com/elemets/inuovinomadi.pdf

  4. Ciao, mi è piace come la "coda lunga" stia producendo effetti.

    Non esiste un "format", secondo me per questi momenti conviviali. Le persone si annusano, si frequaentano, si stimano, sbaruffano...insomma socializzano.

    Da li nasce qualcosa, come queste tue osservazioni. E' semplicemnete l'effetto rete.

    Ciao

  5. Ciao (omonimo) Gigi, non abbiamo avuto l'occasione di stringerci la mano di persona ma ben venga questa conoscenza "virtuale".
    Sono sicuro che avremo argomenti di cui discutere, attraverso questo meravigliosa opportunità che è la rete.

  6. Torno a rileggere questo post e i commenti dopo qualche giorno.

    Non ho ancora finito di ascoltare le interviste e di leggere varie impressioni. Continuo a rimandare il mio post .. perché istintivamente vorrei farne qualcosa di simile a un "resolution" (una risoluzione?) .. come se il TwitterCamp fosse stato un Meeting .. con un Ordine del Giorno (OdG o Agenda) .. eccetera

    Mi sono accorto del MateraCamp del 3 Maggio e ho deciso di partecipare .. per proporre un intervento che sia un po' come una delle possibili risoluzioni prese al TwitterCamp.

    Spero di avere un post entro il 25 Aprile .. che introduca un po' questo tipo d'intenzione.

    Da un Open Meeting dovrebbe poter uscire qualcosa di proponibile a un altro Open Meeting ...

    No?

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